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venerdì 15 giugno 2012

LA POSA DEI CUBETTI

I cubetti li trovate nelle piazze, nei passaggi pedonali bordati da cordoli di ogni tipo, incastonati con atri tipi di materiali o forme. Ma la posa come avviene? Ogni cubetto viene preso e visionato dal posatore esperto che lo posiziona accanto ad un cubetto gia piazzato secondo un ordine di progetto e disegno per ottenerne il massimo del effetto.
la posa può essere fatta:







  • TERRAPIENO: Vibrando il terreno sottostante da renderlo compatto posizionando sabbia e cemento mescolati a secco si posizionano i cubetti ed in seguito il tutto viene bagnato facendo penetrare bene sabbia e cemento nelle varie giunture in fine si lava la superficie;
  • PLATEATICO DI CEMENTO: dove si prepara innanzitutto un sottofondo di cemento armato con una griglia elettro saldata che ne lega la consistenza. Quando la base è asciutta si versa sabbia e cemento a secco, si posizionano i cubetti a seconda del disegno prestabilito dal cliente e si bagna facendo penetrare sabbia e cemento nelle varie giunture ed in fine si lava la superficie.





Entrambe le modalità di posa a prima vista non mostrano differenze, il plateatico in cemento si usa su terreni non ancora compattati o dove non ci sono problemi di spazio dato che si deve scavare almeno 60 centimetri nel terreno per poter fare il basamento di cemento con 30 centimetri di ghiaia al disotto.

lunedì 11 giugno 2012

COME SI CREANO I CUBETTI

La nascita di ogni singolo cubetto si ottiene sezionando il blocco estratto o eventualmente già lavorato ma pur sempre di dimensioni notevoli, in pezzetti più piccoli e da questi ultimi con l'uso di una trancia meccanica si spaccano le Liste, (dei mattoncini adatti per muratura con lunghezze a correre ma con gli stessi spessori dei cubetti), che se ulteriormente tranciate fanno si che si ottengano i cubetti che possono essere di diverse misure in base al pezzo suddetto. 
Le misure possono essere di 3 tipologie da 2 a 4 cm , da 4 a 6 cm ed in fine da 8 a 12 cm. 
Vengono sistemati in apposite ceste per favorirne la visibilità e impedire che si scheggino e quindi danneggino tra di loro nel trasporto.

martedì 5 giugno 2012

LAVORAZIONE A SPACCO NATURALE



La Pietra di Luserna presenta al suo interno dei piani di discontinuità detti scientificamente piani di
scistosità che suddividono un blocco in tante lastre di spessore variabile. Ad un buon operaio
scalpellino sono sufficienti pochi sapienti colpi con martello e scalpello per dividere il blocco lungo
i suddetti piani. Le lastre di piccole dimensioni vengono utilizzate come mosaico e le grandi
vengono riquadrate e lavorate per farne lastrame regolare, tra cui le tradizionali lose.

Tranciatura
Per ottenere blocchetti da pavé e liste da muro, si operano ulteriori spacchi naturali con l'ausilio di
un macchinario detto trancia, speciale pressa che spacca la roccia per compressione ed è costituita
da una lama (composta da vari coltelli indipendenti) che comprime la roccia fino alla sua rottura.

Segagione
Se il blocco di Pietra di Luserna non presenta piani di scistosità o se questi sono troppo radi e
irregolari si procede alla segagione del blocco stesso. Le apparecchiature più usate sono la
segatrice a disco gigante e il telaio multilama.
La prima utilizza un disco, con diametro di 3,5 metri, sulla cui corona sono saldati denti diamantati.
La seconda è dotata di tante lame d'acciaio quanti sono i tagli da effettuare. L’azione di taglio
viene effettuata da una torbida costituita da acqua, calce e graniglia metallica; quest'ultima
trovandosi fra la lama e la roccia svolge un'azione abrasiva che consuma la roccia al di sotto della
lama stessa ed esegue così il taglio.

giovedì 31 maggio 2012

IMPIEGHI


La Pietra di Luserna, la cui estrazione è documentata dalla metà del XVII secolo, è stata usata come
materiale da costruzione fin dai tempi più remoti, anche come elemento per muratura. La
lavorazione tipica era, e parzialmente rimane ancora oggi, la spaccatura dei blocchi in lastre e la
loro successiva riquadratura in prodotti da pavimentazione urbana (lastre, cordoli da marciapiede,
trottatoi, cunettoni, ecc.), da costruzione vera e propria (lastre da balcone, modiglioni, gradini,
alzate, soglie, stipiti ed architravi), da copertura (le famose lose da tetto) e da edilizia funeraria. Fin
dal secolo XVII la Pietra di Luserna ha avuto impieghi nobili come le pavimentazioni esterne dei
La Mole Antonelliana è fatta per buona
parte di Pietra di Luserna
palazzi reali di Torino, Racconigi e Venaria Reale, per citare solo i più noti.
Altro impiego molto importante è la copertura a lose voluta dall’Architetto Alessandro Antonelli
per la Mole Antonelliana di Torino, nella cui struttura furono intercalate lastre, visibili anche oggi,
tra i corsi di mattoni, allo scopo di dare maggiore solidità all’edificio che, al tempo della sua
costruzione, era il più alto al mondo in muratura. Più in generale risulta che, nel periodo tra le due
guerre del XX secolo, il 90% delle scale e dei marciapiedi di Torino era in Pietra di Luserna.
A partire dalla fine degli anni 60 del ‘900 l’introduzione della segagione a telaio e disco diamantato
ha innovato profondamente il processo produttivo.
Attualmente i blocchi sani e compatti, e quindi inadatti alla spaccatura, vengono sottoposti a
segagione, mentre le lastre ottenute vengono fiammate, anticate oppure levigate e lucidate.
Anche la riquadratura delle lastre, così come le lavorazioni di costa, vengono oggi integralmente
effettuate con l’ausilio di attrezzature meccaniche e/o a controllo numerico e l’impiego di utensili
diamantati. Importanti lavori in Pietra di Luserna sono stati eseguiti, oltre che in molte città
italiane, anche in molti paesi europei ed extra-europei, compresi Stati Uniti, Canada, Giappone,
Thailandia ed Australia.